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San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; sii tu nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo; che Dio eserciti il suo dominio su di lui, te ne preghiamo supplichevoli; e tu, o Principe della milizia celeste, con la potenza divina, ricaccia nell'inferno satana e gli altri spiriti maligni i quali errano nel mondo per perdere le anime. AMEN. Clicca su S.Michele A .>>> e vai alla Cappella virtuale Reginamundi.info

domenica 22 marzo 2015

Il Diavolo Berlicche - Clive Staples Lewis



Il Diavolo Berlicche - C. S. Lewis

Mio caro Malacoda,

ho notato con profondo dispiacere che il tuo paziente si è fatto cristiano. 
Non nutrire speranza alcuna di sfuggire alle punizioni che si solgono infliggere in questi casi. 
Sono certo del resto che, nei tuoi momenti migliori, neppure tu lo desidereresti. Centinaia di codesti convertiti adulti sono stati recuperati nel campo del Nemico ed ora sono con noi. 
Tutte le abitudini del paziente, tanto le mentali quanto le spirituali, ci sono ancora favorevoli.
Uno dei nostri grandi alleati, al presente, è la stessa chiesa. 
Cerca di non fraintendermi. Non intendo alludere alla chiesa come la si vede espandersi attraverso il tempo e lo spazio, e gettare le radici nell'eternità, terribile come un esercito a bandiere spiegate. Confesso che questo è uno spettacolo che rende nervosi i nostri più ardimentosi tentatori. 
Ma fortunatamente essa è del tutto invisibile a codesti esseri umani. Tutto ciò che il tuo paziente vede è quel palazzo, finito solo a metà, di stile gotico spurio, che si erge su quel nuovo terreno. 
Quando entra vi trova il droghiere locale, con un'espressione untuosa sul volto, che si dà da fare per offrirgli un librino lustro lustro che contiene una liturgia che nessuno di loro due capisce, e un altro libricino frusto, che contiene corrotti di un certo numero di liriche religiose, la maggior parte orrende, e stampate a caratteri fittissimi. 
Entra nel banco, e, guardandosi intorno, s'incontra proprio con quella cernita di quei suoi vicini che finora aveva cercato di evitare. Devi far leva più che puoi su quei vicini. Fa' in modo che la sua mente svolazzi qua e là fra un espressione quale <<il corpo di Cristo>> e le facce che gli si presentano nel banco accanto.
Importa pochissimo, naturalmente, la razza di gente che in realtà s'è messa nel banco vicino. Tu puoi sapere magari che uno di loro è un grande combattente dalla parte del Nemico. Non importa. Il tuo paziente, grazie al Nostro Padre Laggiù, è uno sciocco. Se uno qualsiasi di questi vicini canta con voce stonata, se ha le scarpe che gli scricchiolano, o la pappagorgia, o se porta vestiti strani, il paziente crederà con la massima facilità che perciò la loro religione deve essere qualcosa di ridicolo. 
Vedi, nella fase in cui si trova al presente, egli ha in mente una certa idea dei 'cristiani', che crede sia spirituale, ma che, di fatto, è per molta parte pittoresca. 
Ha la mente piena di toghe, di sandali, di corazze e di gambe nude, il solo fatto che l'altra gente in chiesa porta vestiti moderni è per lui una seria difficoltà, quantunque, naturalmente, inconscia. Non permettere mai che venga alla superficie;non permettere che si domandi a che cosa s'aspettava che fossero uguali. Fa' in modo che ogni cosa rimanga ora nebulosa nella sua mente, e avrai a disposizione tutta l'eternità per divertirti a produrre in lui quella speciale chiarezza che l'Inferno offre.
Lavora indefessamente, dunque, sulla disillusione e il disappunto che sorprenderà senza dubbio il tuo paziente nelle primissime settimane che si recherà in chiesa. Il nemico permette che un disappunto di tal genere si presenti sulla soglia di ogni sforzo umano. Esso sorge quando un ragazzo, che da fanciullo s'era acceso d'entusiasmo per i racconti dell'Odissea, si mette seriamente a studiare il greco. Sorge quando i fidanzati sono sposati e cominciano il compito serio di imparare a vivere insieme. 
In ogni settore della vita esso segna il passaggio dalla sognante aspirazione alla fatica del fare. Il Nemico si prende questo rischio perché nutre il curioso ghiribizzo di fare di tutti codesti disgustosi vermiciattoli umani, altrettanti, come dice Lui, suoi 'liberi' amanti e servitori, e 'figli' è la parola che adopera, secondo l'inveterato gusto che ha di degradare tutto il mondo spirituale per mezzo di legami innaturali con gli animali di due gambe. Volendo la loro libertà, Egli si rifiuta di portarli di peso, facendo soltanto delle loro affezioni e delle loro abitudini, al raggiungimento di quegli scopi che pone loro innanzi, ma lascia che 'li raggiungano essi stessi'. Ed è in questo che ci si offre un vantaggio. Ma anche, ricordalo, un pericolo. se per caso riescono a superare con successo quest'aridità iniziale, la loro dipendenza dall'emozione diventa molto minore, ed è perciò più difficile tentarli.
Quando sono venuto esponendo finora vale la pena nella ipotesi che la gente del banco vicino non offra alcun motivo ragionevolmente di disillusione. E' chiaro che se invece lo offrono - se il paziente sa che quella donna con quel cappellino assurdo è una fanatica giocatrice di bridge, che qual signore con le scarpe scricchiolanti è un avaro e uno strozzino - allora il compito ti sarà molto più facile. 
Si ridurrà a tenergli lontano dalla mente questa domanda: <<se io, essendo ciò che sono, posso in qualche senso ritenermi cristiano, per quale motivo i vizi diversi di quella gente che sta lì in quel banco dovrebbero essere un a prova che la loro religione non è che ipocrisia e convenzione?>>. 
Forse mi chiederai se è possibile tener lontano perfino dalla mente umana un pensiero così evidente. 
Si, Malacoda, si, è possibile! 
Trattalo come deve essere trattato, e vedrai che non gli passerà neppure per l'anticamera del cervello. Non è ancora stato a sufficienza con il Nemico per possedere già una vera umiltà. Le parole che ripete, anche in ginocchio, sui suoi numerosi peccati, le ripete pappagallescamente. 
In fondo crede ancora che lasciandosi convertire, ha fatto salire di molto un saldo attivo in suo favore nel libro maestro del Nemico, e crede di dimostrare grande umiltà e degnazione solo andando in chiesa con codesti 'compiaciuti' vicini, gente comune. Mantienigli la mente in questo stato il più a lungo possibile.

Tuo affezionatissimo zio.
Berlicche

- Clive Staples Lewis - 

Questo racconto è tratto dal libro 'Le lettere di Berlicche' (Racconto II) di C.S. Lewis; è una lettera che Berlicche, il capo dei diavoli, scrive a suo nipote Malacoda offrendogli preziosi consigli su come tentare il suo 'paziente', un giovane uomo che cercava di vivere bene.



Ci sono state delle volte in cui ho pensato che non desideriamo il Cielo, ma più spesso mi trovo a chiedermi se, nel fondo del cuore, non abbiamo mai desiderato altro. …

- Clive Staples Lewis - 



"Comincio a sospettare che il mondo si divida non solo in felici e infelici, ma in chi ama la felicità e in chi, per quanto strano possa sembrare, non la ama affatto. [...]
Siamo creature superficiali che giocano con l’alcol, il sesso e l’ambizione quando invece ci viene offerta una gioia infinita; come un bambino ignorante che vuole continuare a fare formine di sabbia in un vicolo, perchè non immagina nemmeno cosa sia la prospettiva di una vacanza al mare.
Ci accontentiamo troppo facilmente”.

- Clive Staples Lewis -



“Essere un cristiano significa perdonare l’imperdonabile,
perché Dio ha perdonato l’imperdonabile in te.”

Clive Staples Lewis 

(1898 – 1963)


Buona giornata a tutti. :-) leggoerifletto

martedì 17 marzo 2015

Il gioco della morte.



Un ascensore scende vertiginosamente. La porta si spalanca. Un uomo scende, sembra stupito. Da un altro ascensore scende una donna: i due si conoscono, sono legati tra loro. Ma non sanno perché sono lì, né come ci siano finiti. Percorrono un breve lussuoso corridoio, che dà su un bar sfavillante. Dietro al bancone c’è un individuo dai capelli bianchi che si inchina e dice loro: “Benvenuti a Quindecim”.
Questo è l’inizio di Death Parade, un anime – cartone animato giapponese – che è trasmesso laggiù in questi giorni. Miracoli dell’informatica, ormai anche noi a pochi giorni di distanza possiamo gustarla sottotitolata. Normalmente non parlerei di qualcosa a cui pochi possono essere interessati, e con una certa difficoltà dato che passeranno ancora sicuramente mesi prima che si possa vedere doppiata in italiano*. Ma devo ammettere che questa serie è eccezionale, e merita una recensione anche se non è ancora chiaro, a sole due puntate dal termine, dove andrà a parare.
Il tema è annunciato dal titolo: infatti i due smemorati verranno informati dal barista che non potranno lasciare quel luogo fino a che non prenderanno parte ad un gioco che avrà come posta le loro stesse vite.
Segue lieve spoiler del primo episodio, che conoscete già se avete visto qualsiasi altra recensione sul titolo. Evidenziare per leggere o saltare a dopo
***

Il barista non dice il falso, ma sta nascondendo loro qualcosa. La posta sono sì le loro vite, ma in senso diverso da quello che viene in mente di primo acchito.Il barista è infatti un arbitro. Incaricato di giudicare la sorte delle anime dei defunti. I suoi due ospiti sono in effetti già morti in un incidente stradale. Il gioco che si accingono a fare, abbastanza truculento, ha il compito di “far emergere l’oscurità” di chi vi partecipa. Il giudizio non avviene per cosa si è fatto in vita, ma sulla maniera in cui ci si pone durante il gioco. Si sacrificherà l’avversario, pur di vincere? Naturalmente le esperienze vissute, che ricorderanno poco a poco fino a rammentare la propria fine, influenzeranno il loro comportamento e quindi la decisione del giudice stesso.A fine gioco i giudicati riprenderanno l’ascensore, diretti verso il nulla o la reincarnazione – così almeno è detto.Sebbene il giudizio non sia quello cristiano, i problemi sono abbastanza simili per suscitare molti interrogativi. Come potete immaginare, spesso siamo di fronte a veri casi limite, che mettono a dura prova anche le nostre coscienze. Tutto ciò intrecciato con la trama principale, che coinvolge l’arbitro già citato, il suo superiore e una misteriosa ospiteumana.Cosa occorre per giudicare bene un uomo? Com-patire con lui, la misericordia, o il distacco impersonale scevro da emozioni? E che cosa giudicare, una vita di sacrifici o di dissoluzione oppure la singola decisione che rovescia ogni cosa?*** fine spoiler***La trama è avvincente e mai banale, intensissima, e suscita tanti interrogativi, ad ogni livello. Il disegno e le animazioni sono eccellenti, di quella Mad House che è probabilmente la migliore tra le case giapponesi. La sigla d’apertura, in stridente contrasto con il tema trattato, è una delle migliori che abbia mai visto.E’ possibile, certo, che negli ultimi due episodi che rimangono da trasmettere (sempre che non sia prolungata) mi sia riservata una delusione. Ma finora siamo andati di bene in meglio. Guardatela, se potete: così potremo discuterne.

*doppiato (Dynit): se no, potete vederlo in streaming sottotitolato in italiano ad esempio qui

lunedì 16 marzo 2015

"D" come Diavolo




di Paolo Gulisano

La più precisa descrizione dell' azione del diavolo è stata fatta, in ambito letterario, dallo scrittore anglo-irlandese C.S. Lewis nel libro "Le lettere di Berlicche"
«A questa generazione hanno fatto credere che il diavolo fosse un mito, una figura, un'idea, l'idea del male. Ma il diavolo esiste e noi dobbiamo lottare contro di lui». Così ha affermato recentemente papa Francesco. Per il Pontefice il diavolo è una presenza reale che lavora dietro le quinte, una presenza insidiosa: «È il bugiardo, è il padre dei bugiardi – dice il papa- il padre della menzogna, è un seminatore di zizzania, fa litigare, induce nell’errore grave”. Da qui, l'esortazione a «prendere l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito che è la Parola di Dio». L’antidoto secondo papa Francesco resta la fede e la consapevolezza che «la vita sia una milizia. La vita cristiana è una lotta, una lotta bellissima, perché quando il Signore vince in ogni passo della nostra vita, ci dà una gioia, una felicità grande”. Insomma, “si deve combattere: non è un semplice scontro, è un combattimento continuo».
Insomma, Dio è infinitamente buono e tutte le sue opere sono buone. Tuttavia nessuno sfugge all'esperienza della sofferenza, dei mali presenti nella natura – che appaiono legati ai limiti propri delle creature – e soprattutto al problema del male.
Il mistero dell'iniquità non ci deve terrorizzare, perché si illumina alla luce del mistero della pietà.  La rivelazione dell'amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempo l'estensione del male e la sovrabbondanza della grazia. Dobbiamo, dunque, affrontare la questione dell'origine del male, tenendo fisso lo sguardo della nostra fede su colui che, solo, ne è il vincitore. Dietro il mistero del male c'è un essere che si oppone a Dio. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo.  La Chiesa insegna che all'inizio era un angelo buono, creato da Dio. Il diavolo infatti e gli altri demoni furono creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si trasformarono in malvagi .  La Scrittura parla di un peccato di questi angeli.  Tale « caduta », come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, consiste nell'avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno.  A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell'infinita misericordia divina. « Non c'è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta, come non c'è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte ». La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama « omicida fin dal principio » (Gv 8,44), e che ha perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre.  « Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo » (1 Gv 3,8). Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a Dio.  La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l'edificazione del regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni – di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica – per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina provvidenza, la quale guida la storia dell'uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell'attività diabolica è un grande mistero, ma « noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio » (Rm 8,28).
La più precisa descrizione dell’azione del diavolo è stata fatta, in ambito letterario, dallo scrittore anglo-irlandese Clive Staples Lewis, l’autore – tra l’altro- delle Cronache di Narnia. Lewis scrisse poco tempo dopo la sua conversione al Cristianesimo Le lettere di Berlicche, una sorta di epistolario immaginario tra due diavoli. Lewis si cala nei panni di un diavolo, Berlicche, un importante alto funzionario della gerarchia infernale, che scrive regalando i suoi buoni (o meglio cattivi) consigli ad un suo nipote, un giovane demone che ha appena intrapreso la difficile carriera del tentatore, di nome Malacoda. Ovviamente tutto è descritto dal punto di vista del diavolo, con una prospettiva ribaltata a quella che ci è solita, per cui, parlando di Dio, Berlicche ne scrive definendolo “il Nemico”, le azioni migliori e raccomandate sono quelle malvagie, il bene è il male e così via. L’effetto è quello di una satira del nostro mondo, paradossalmente non cattiva, nonostante la presenza dei diavoli, ma che induce al sorriso e alla riflessione.
L’idea del libro gli era venuta una domenica d’estate del 1941, uscendo dalla messa domenicale: un libro sia utile che divertente in cui mostrare tutta la psicologia della tentazione vista dalla prospettiva del tentatore.
Nell’introduzione del volume, Lewis ricorre al più classico degli espedienti letterari: queste lettere gli sono capitate tra le mani, in circostanze troppo lunghe da raccontare. Nel presentarle ai lettori, non può esimersi da un’avvertenza: vi sono due errori, uguali e opposti, nei quali si può cadere nei riguardi del diavolo; uno è di non credervi, e l’altro di avvertire per esso un interesse eccessivo e malsano. Naturalmente il demonio è ben contento di ambedue gli atteggiamenti, e saluta con la stessa soddisfazione “il materialista e il mago”, ossia i due modelli di queste opinioni riguardanti il mistero dell’Iniquità. Il materialista scettico e il mago, ovvero il cultore dell’occulto, dell’esoterico, portano entrambi acqua al mulino di Satana, sia nel negarne l’esistenza sia nell’enfatizzarla
“Gli esseri umani sono anfibi  mezzo spirito e mezzo animale.” Così dice Berlicche, con rabbia disgustata. Su questo può e deve far leva la tentazione: come spiriti essi appartengono al mondo dell'eternità, ma come animali sono abitatori del tempo. Ciò sìgnifica che, mentre il loro spirito può essere diretto verso un oggetto eterno, il loro corpo, le passioni e l'immaginazione sono in continuo divenire, poiché vivere nel tempo vuol dire cambiare
“Noi vogliamo mandrie che finiranno per diventare cibo - dice il gerarca infernale- Egli vuole servi che diverranno infine, figli. Noi vogliamo assorbire, Egli vuol concedere in abbondanza. Noi siamo vuoti e vorremmo riempirci; Egli possiede la pienezza e trabocca.” La guerra che l’inferno muove a Dio e agli uomini ha per scopo un mondo nel quale Satana attragga in sé tutti gli altri esseri; mentre Dio vuole un mondo pieno di esseri uniti a Lui, ma sempre distinti.
In Lewis rimane, dopo questo viaggio immaginario agli inferi, una certezza: l'inferno è minuscolo rispetto alla grandezza del Cielo.


giovedì 12 marzo 2015

"SE INVECE IO SCACCIO I DEMONI CON IL DITO DI DIO, È DUNQUE GIUNTO A VOI IL REGNO DI DIO".

I muti parlano il linguaggio dell'amore.

VANGELO DEL GIORNO

VANGELO DEL GIORNO 
"Ecco Io sono con voi, tutti i giorni fino alla fine del mondo"

 Giovedì della III^ settimana del Tempo di Quaresima

L'ANNUNCIO
IN QUEL TEMPO, GESÙ STAVA SCACCIANDO UN DEMONIO CHE ERA MUTO. USCITO IL DEMONIO, IL MUTO COMINCIÒ A PARLARE E LE FOLLE RIMASERO MERAVIGLIATE. MA ALCUNI DISSERO: “È IN NOME DI BEELZEBUL, CAPO DEI DEMONI, CHE EGLI SCACCIA I DEMONI”. ALTRI POI, PER METTERLO ALLA PROVA, GLI DOMANDAVANO UN SEGNO DAL CIELO.
EGLI, CONOSCENDO I LORO PENSIERI, DISSE: “OGNI REGNO DIVISO IN SE STESSO VA IN ROVINA E UNA CASA CADE SULL’ALTRA. ORA, SE ANCHE SATANA È DIVISO IN SE STESSO, COME POTRÀ STARE IN PIEDI IL SUO REGNO? VOI DITE CHE IO SCACCIO I DEMONI IN NOME DI BEELZEBUL. MA SE IO SCACCIO I DEMONI IN NOME DI BEELZEBUL, I VOSTRI DISCEPOLI IN NOME DI CHI LI SCACCIANO? PERCIÒ ESSI STESSI SARANNO I VOSTRI GIUDICI. SE INVECE IO SCACCIO I DEMONI CON IL DITO DI DIO, È DUNQUE GIUNTO A VOI IL REGNO DI DIO.
QUANDO UN UOMO FORTE, BENE ARMATO, FA LA GUARDIA AL SUO PALAZZO, TUTTI I SUOI BENI STANNO AL SICURO. MA SE ARRIVA UNO PIÙ FORTE DI LUI E LO VINCE, GLI STRAPPA VIA L’ARMATURA NELLA QUALE CONFIDAVA E NE DISTRIBUISCE IL BOTTINO.
CHI NON È CON ME, È CONTRO DI ME; E CHI NON RACCOGLIE CON ME, DISPERDE”.

 (Dal Vangelo secondo Luca 11, 14-23)

I muti parlano il linguaggio dell'amore
Spesso ci ritroviamo senza parole, inermi, presi tra i tentacoli dell'orgoglio, in silenzio. La porta del cuore sbarrata e ore e giorni rinchiusi nel proprio mondo; con gli "altri" è troppo complicato, ingiustizie, incomprensioni; meglio star soli, che è già molto sopportare se stessi. Orgoglio allo stato puro, il demonio muto, demonio di questa generazione, come forse mai. Il mutismo che caratterizza le relazioni delegate a chat senza volti e voci, ove nascondersi, acconciarsi, ingannare: rapporti muti, infecondi, ripiegati su stessi, schiavi della paura e delle concupiscenze che ne derivano. Rapporti muti come i rapporti prematrimoniali, passione da soddisfare nell'attenzione a non "combinare il guaio", pervertendo radicalmente la sessualità che è dono attraverso il quale partecipare all'opera creativa di Dio: rapporti muti come i rapporti tra coniugi chiusi alla vita, tsunami d'egoismo contro la natura disegnata dal dito di Dio, amore che crea, che dà vita, la moltiplica, la colma, la conduce a perfezione. Rapporti muti come i rapporti omosessuali, vagiti infantili alla ricerca di nutrimento affettivo, schiacciati sul proprio io da soddisfare nel latente egoismo ben mascherato nelle passioni e nei sentimenti da liberare. Rapporti muti come quelli tra genitori e figli che si nascondono in presunti conflitti generazionali per non lasciarsi sfidare gli uni dagli altri sul terreno della verità e della carità; rapporti muti che si travestono di falsa amicizia - le mamme amiche, i papà amici - per non affrontare con i figli il rischio del confronto, del rifiuto e della crescita attraverso l'obbedienza all'autorità. Rapporti mutiincapaci di attenzione e pazienza tra colleghi, vicini di casa, parenti, compagni di scuola, in un parossismo di giustizialismi e lagalismi che strozzano le parole della misericordia. Rapporti muti che reclamano "orgogliosamente" diritti dimenticando i doveri, che, se concessi, darebbero cittadinanza al suicidio. Un rapporto muto, infatti, è sempre un suicidio, lento, subdolo, inesorabile: esso attenta alla natura più profonda dell'uomo, che è creato per "parlare lingue nuove", per entrare in una relazione d'amore con chi gli è posto accanto, uscendo da se stesso per apprendere il linguaggio di chi è diverso e altro da me, perdendo così la propria vita per ritrovarla moltiplicata e compiuta. Invece, come affermava Mons. Giussani, "Questo è l’importante per il mondo: impedire all’uomo di raggiungere la propria ferita, cioè di raggiungere sé stesso"E' così descritto il demonio muto, che svela la grave infermità di cui soffre questa società, e anche il nostro cuore: impuro è ciò che procura sofferenza e dolore; la ferita inferta dall'alterità diviene la porta all'infelicità. La ferita aperta sulla costola di Adamo per dare la vita ad Eva. L'altro sesso costituito moglie o marito, con le sue incognite, con il carico di precarietà e inafferrabilità che porta in dote, è lo spazio dischiuso al rispetto e al dono di sé. Ma, spesso, l'altro, è visto e vissuto come un tumore. Ti afferra la carne, si infila tra le cellule, occupa i tuoi spazi. Ti fa debole, inerme, piccolo. L'altro ti spinge all'amore gratuito, a spiccare il volo in un cielo di cui non conosci le proporzioni, a dimenticare te stesso e i tuoi schemi. E questo significa dolore, amore segnato da una ferita. Il demonio muto è l'artefice dell'inganno di una vita senza dolore, senza ferite, senza il difficile linguaggio che cerchi di comprendere, accogliere, amare davvero. Il demonio muto, che schiaccia e frustra una relazione nella ricerca di una somiglianza e di una vicinanza che annullino le differenze e i rischi, le difficoltà, i sacrifici e il dolore, cortocircuita, in questa generazione, con il folle anelito ad una vita sempre più lunga e senza malattie: gemelli generati figliati dall'unica menzogna che ha chiuso il Cielo, il destino eterno cui ogni uomo è chiamato. E allora ecco le parodie del paradiso, porzioni di piacere su misura, perché senza un destino di felicità dinanzi non si può vivere. Il Cielo trasformato in idolatria dell'ego, unica possibilità rimasta a chi ha cancellato il peccato, e con esso la ferita del male inferta dal principe di questo mondo. Il dolore, ogni dolore, cola da questa ferita primigenia, dall'invidia del demonio. Impegnarsi per cancellarne gli effetti senza ricercarne le origini è quanto di più irragionevole vi sia. Per questo, di fronte alla sconfitta di una cura o ad un embrione probabilmente malato, l'unica via di uscita è l'omicidio, in versione aborto o eutanasia, demoni muti, senza parole di fronte al dolore, alla sofferenza dell'innocente, all'amore che richiede il dono totale.Essi  si ammantano di luce, si travestono e si annidano nelle menti e nei cuori, nascosti nel cavallo di Troia dell'ideologia dominante, suadente e gravida di speranze per un domani senza dolore. Culto della natura e della terra, veganismo, idolatria del corpo in tutte le sue sfumature, campagne ideologiche e ipocrite sul benessere e sulla qualità della vita, sono parenti stretti dell'eutanasia, dell'analisi dell'amniocentesi che spalanca le porte alla selezione embrionale; e tutto è profondamente legato alla moda che riduce le donne a puro oggetto, coinvolgendo anche le bambine obbligate subdolamente a vestirsi come lolite per non perdere il treno del successo tra gli amichetti, alle droghe e all'alcool, alla mercificazione del sesso in ogni programma televisivo, su internet e sui giornali, alla perversa ideologia gender, sino all'orgoglio e idolatria delle relazioni gay da sancire con matrimoni e adozioni di bambini. 
Eppure proprio la ferita è il luogo del riscatto: "dove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la Grazia" (Rom. 5,20). Quella ferita originale di cui tutti sperimentiamo il dolore, si è aperta un pomeriggio di duemila anni fa nelle mani, nei piedi e nel costato di Gesù, sospingendolo nell'abisso del male e della morte. Ma da quell'antro oscuro è risorto, mostrando finalmente quelle ferite trasfigurate e radianti di luce. In esse vi è ogni nostra ferita. Da quel giorno la Croce è divenuta la porta del Cielo, l'accesso misterioso alla felicità autentica, al parlare la lingua dell'amore sconosciuta a chi è stato preda del demonio muto. Cristo crocifisso e risorto è la Parola che scioglie le catene del "grande peccato", e libera la lingua e riconsegna il cuore alla verità e all'autenticità. Il sepolcro d'una vita ripiegata sulla propria solitudine è finalmente spalancato. E' questa l'opera di Dio che genera "meraviglia": solo l'amore crocifisso è amore vero e degno, dono fecondo e libero, amore puro che sgorga dalla misericordia sperimentata e ridonata, capace di raggiungere l'altro all'estremo opposto dell'orizzonte, senza chiedere e senza esigere. Accogliere e amare il marito o la moglie esattamente come essi sono, senza sperare nulla, donando all'altro la vita che zampilla dalla sorgente inesauribile dell'amore di Cristo risorto effuso nel proprio cuore. Accogliere una malattia, laddove non si abbiano i rimedi per curarla, facendone un luogo di offerta e di amore. Restare crocifissi con Cristo nei dolori che umiliano un corpo che vorrebbe correre e vivere in pienezza, come in una liturgia che abbraccia l'universo e che offre ogni lacrima per un destino più grande. Amare con le parole del sacrificio, rispettando il corpo e la vita di chi ancora non è carne della propria carne nel vincolo del matrimonio, rapporto fecondo che genera generosità e responsabilità che saranno sigillate nel sacramento nuziale; amare con le parole della tenerezza che sa aprirsi alla vita e alla fecondità che Dio ha pensato per ciascuno, sul talamo nuziale come sul letto della malattia. E figli, di carne e di fede, figli nati per la vita eterna. Si comprende allora l'invidia del demonio: è insopportabile per lui vedere uno schiavo liberato. Il "Più Forte è arrivato, lo ha vinto, gli ha strappato l'armatura" di menzogne che opprimevano tante esistenze bruciate nel mutismo più oscuro. "Il bottino" di Gesù, gli schiavi liberati, sono ora "distribuiti" nel mondo ad annunciare la Buona Notizia, la Parola capace di strappare la preda al demonio muto che governa il mondo; questi si ribella certo, si fa pensiero malvagio, cultura di morte, negli intellettuali come, spesso, in ciascuno di noi. E allora processi, calunnie, menzogne, quelle di duemila anni fa come quelle di oggi, nel tentativo di ricacciare tutti nel mutismo che soffoca la verità. E Lui, il Signore, l'umile, l'amore rivelato in agnello mansueto di fronte ai suoi tosatori, Lui considerato un demonio. E' la sua sorte, il mondo sa solo chiudere le gabbie, e sigillare le labbra in un mutismo di morte e solitudine. Ed è quello che sperimentiamo, che vediamo, che soffriamo, Perché "chi non è con Cristo è contro di Lui", non vi è spazio per trattative, dialoghi, tolleranza con il demonio! Esso è muto, non vuole parlare, non vuole uscire allo scoperto, si cela nei pensieri, illudendosi che Dio non possa scovarlo nell'abisso più profondo. "Chi non raccoglie" il suo amore disseminato nella storia lo "disperde" rendendo vana la Croce di Cristo, come si disperde il seme nei rapporti muti, tra fidanzati, omosessuali, coniugi, o, nel trionfo della solitudine della masturbazione. Possiamo disperdere l'amore, prostituirlo e pervertirlo per saziare il nostro uomo vecchio, in famiglia, tra amici, nella missione e nella stessa Chiesa credendo alla menzogna del demonio muto che disperde il seme della Parola creatrice, e lo secca tra rovi, sassi, sul ciglio della strada, nelle preoccupazioni e nelle idolatrie mondane, perché il Signore non raccolga con noi i frutti pensati nel piano amorevole del Padre. Ma Egli è "più forte", ci conosce e "ci conduce fuori", alla luce della libera e della verità, perché il suo amore crocifisso ha vinto il mondo. Il "dito di Dio" che ci ha creato ci raggiunge anche oggi, per "toccarci e sanarci", per schiudere le labbra del nostro cuore, la lingua del nostro corpo, le corde del nostro spirito, perché possiamo parlare le parole dell'amore, e raccogliere con Lui questa generazione dalla morte e condurla al Cielo.

APPROFONDIMENTIOpera ( Dizionario dei concetti biblici del Nuovo Testamento)Le “mani” di Dio. F. G. Claudio BottiniDalla Lettera di sant'Atanasio a Serapione. Cacciare i demoni con il dito di DioDalle Omelie di sant'Ambrogio sulla cacciata dei demoniCONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE ISTRUZIONE CIRCA LE PREGHIERE PER OTTENERE DA DIO LA GUARIGIONESant'Amedeo di Lausanne. Il dito di Dio

mercoledì 11 marzo 2015

Il demonio gioca sempre negli spazi stretti e apparentemente irrilevanti della quotidianità per farci perdere...

Chagall-Crucifixion

La vita compiuta

Nulla di noi è marginale. Tutto ci è donato per essere “compiuto”, riempito trabocchevolmente secondo il greco originale. Ogni istante è come uno yod (iota in ebraico), la più piccola lettera dellalfabeto ebraico, ma decisiva per definire il significato di molte parole simili, fondamentale per conferire il senso compiuto alle frasi, legando il passato al futuro. La nostra vita è una raccolta di yod disseminati sul cammino di salvezza pensato e donato da Dio, una storia (il passato) che si fa presente come un grembo fecondo e gravido nell’attesa del compimento. Invece, per l’inganno dal demonio, gli yod ci appaiono come piccoli, fastidiosi e insignificanti ostacoli da evitare. E così, fiaccati dalla superbia con cui tralasciamo i particolari nei quali allenarci ad amare, nascosti nell’ipocrisia dei grandi ma effimeri slanci, ci spaventiamo e fuggiamo ogni volta che sbattiamo contro i muri issati da chi ci è accanto. Chi trascura il “precetto minimo” scivolando sulle innumerevoli occasioni di donarsi, si ritroverà con un “amore minimo”, impreparato per fare fronte ai “grandi” bisogni del prossimo. Colui che, nella pretesa satanica di farsi dio e decidere cosa sia importante, “insegna agli altri” a essere sciatti e superficiali, sarà “considerato minimo nel Regno dei Cieli”. In esso, infatti, è “grande” chi il mondo considera piccolo, ovvero il povero, il debole e il peccatore, il ladro e la prostituta. Questi, avendo conosciuto e accolto il “grande” amore che li ha perdonati, sono capaci di “insegnare agli altri” a non trascurare nessuna “minima” occasione per convertirsi. La superficialità si risolve sempre in un deterioramento della Verità, come quando un quadro è attaccato dal tempo: i colori si sbiadiscono, scompaiono le sfumature, anche i contrasti perdono vigore, e alla fine il dipinto è ormai diverso dall’originale. E tu, quale yod stai trascurando? Su quale dettaglio stai sorvolando? La vita è come un orologio, non puoi dimenticare di aver cura di ogni suo pezzo; basta che una minuscola coroncina si rompa, si usuri o si perda e l’orologio non funziona più. Hai per caso dimenticato di oliare qualche meccanismo e l’orologio sta dando i numeri, correndo il rischio di arrivare in ritardo all’appuntamento decisivo? Da quanto tempo non chiedi a tua figlia come va, se si sente emarginata per il suo corpo, se ha paura di mangiare? Stai tralasciando i particolari nel rapporto con la moglie senza accorgerti della complessità che questo suppone? Attento, ti stai preparando la crisi con le tue mani. 
 Il demonio gioca sempre negli spazi stretti e apparentemente irrilevanti della quotidianità per farci perdere, giorno dopo giorno, il “grande” amore nel quale e per il quale siamo stati creati. 
Per questo abbiamo bisogno di un abile “restauratore”, che riporti alla luce ogni particolare nascosto dall’incuria, così che il “quadro” della nostra vita torni allo splendore originale. Abbiamo bisogno di Gesù, che, “dando compimento” a tutti i precetti, “restauri” l’immagine originale dell’uomo creato da Dio. Innalzato sulla Croce ci attira tutti nel suo compiere lo Shemà, pienezza della Legge, “restaurando” così in noi la capacità di amare in ogni circostanza. Sulla Croce ha ricevuto l’aceto dei nostri peccati come l’ultimo yod necessario perché tutto sia compiuto; quindi ha reclinato il capo e, spirando, ci ha inondato del suo Spirito. Una volta liberati dai peccati ci ha riempiti trabocchevolmente della sua vita. Da quel momento, nella nostra storia non vi è più nulla da mettere tra parentesi, rifiutare e buttar via, perché in tutto, anche in una malattia incurabile, anche in un lavoro routinario, vibra l’amore “riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo”. In questa Quaresima siamo chiamati a convertirci, a cambiare il modo di pensare e guardare la nostra vita, imparando a curare i dettagli riscattati dalla routine banale del peccato, senza smettere di fissarne l’insieme. Concretamente, ciò significa “compiere” la volontà di Dio che si rivela in ciascuno dei suoi “comandamenti”. Questi, infatti, declinano il suo amore in ogni dettaglio dell’esistenza, abbracciando in uno sguardo di misericordia ogni millimetro della nostra vita, lavare i piatti e presiedere un consiglio di amministrazione non fa differenza, perché sia vissuta con serietà e responsabilità. Per questo, “finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla legge neppure un iota o un segno senza che tutto sia compiuto”: alla fine del mondo, della vita di ogni uomo, non resterà neanche un frammento, neppure il più piccolo, senza che l’amore di Dio lo abbia raggiunto per salvarlo e dargli il compimento pensato dalla sua volontà.
LEGGI IL COMMENTO AL VANGELO DEL GIORNO  
DI  Antonello Iapicca,presbitero italiano
missionario in Giappone, a Takamatsu.